Il Cav. medita di ritentare la spallata a Letta (e fa proposte ad Alfano)

“Caro Angelino, basta. Io ho deciso. Non posso restare al governo coi miei carnefici. Non appena il Senato fisserà il voto sulla mia decadenza, io rompo tutto. E che votino pure in modo palese, al Senato, e che facciano pure un’amnistia che riguarda tutti, tranne il sottoscritto. Napolitano non muove e non muoverà un dito per salvarmi e il governo Letta non solo è inutile, ma è pure dannoso: procede a colpi di tagli e tasse. Tu dimmi cosa vuoi fare, se intendi promuovere davvero una scissione nei gruppi o restarmi leale e vicino come pure hai dimostrato di saper fare. Il posto da candidato premier alle prossime elezioni è tuo, se vuoi, ma non puoi restare anche al governo. E pure il ruolo da segretario è tuo, se lo vuoi, ma sulla mia linea. Sta a te scegliere”. di Ettore Maria Colombo
6 AGO 20
Immagine di Il Cav. medita di ritentare la spallata a Letta (e fa proposte ad Alfano)
“Caro Angelino, basta. Io ho deciso. Non posso restare al governo coi miei carnefici. Non appena il Senato fisserà il voto sulla mia decadenza, io rompo tutto. E che votino pure in modo palese, al Senato, e che facciano pure un’amnistia che riguarda tutti, tranne il sottoscritto. Napolitano non muove e non muoverà un dito per salvarmi e il governo Letta non solo è inutile, ma è pure dannoso: procede a colpi di tagli e tasse. Tu dimmi cosa vuoi fare, se intendi promuovere davvero una scissione nei gruppi o restarmi leale e vicino come pure hai dimostrato di saper fare. Il posto da candidato premier alle prossime elezioni è tuo, se vuoi, ma non puoi restare anche al governo. E pure il ruolo da segretario è tuo, se lo vuoi, ma sulla mia linea. Sta a te scegliere”. Questo – raccontano, sceneggiando un po’, fonti della Corte berlusconiana – è il contenuto della telefonata intercorsa due sere fa tra il Cav. e Angelino Alfano. Il primo si trovava a Villa San Martino. Il secondo, che poi era anche il “chiamante”, telefonava dalla capitale. Telefonava preoccupato dalle notizie che gli giungevano in tempo reale dall’ennesimo vertice di guerra che si è tenuto ad Arcore lunedì sera, e nel quale la linea dei falchi avrebbe, ancora una volta, avuto la meglio su quella delle colombe. E’ stato un continuo via vai, ad Arcore. Molti e tutti motivati gli ospiti di casa Berlusconi: i super falchi Ghedini, Bondi, Verdini, Santanchè e Sallusti in prima tornata, all’ora di cena; i mediatori Gasparri, Matteoli e Romani subito prima e nel dopocena. Alfano ha atteso che il Cav. li congedasse tutti per contattarlo a mente fredda.
Ma l’irritazione di Berlusconi avrebbe raggiunto un tale punto di diapason che lo stesso segretario del Pdl non avrebbe fatto altro che rispondere: “Capisco”. Una frase sibillina che può essere interpretata alla garibaldina (“Obbedisco”) o in un modo più sfumato (“Dammi del tempo per pensarci e fammi capire cosa posso/debbo/voglio fare…”).
L’ultima provocazione, agli occhi di Berlusconi, sono le intenzioni cruente del Pd al Senato. I democrat, guidati dal capogruppo Zanda, hanno fatto la loro scelta. Una scelta “distruttiva” per l’intero Pdl che ieri ha protestato unanime, da Bondi alla Gelmini, contro un Pd che “in questo modo vuole provocare la crisi di governo”: si ostinano a volere uno scrutinio palese nel voto che impegnerà l’Aula del Senato sulla decadenza del senatore Berlusconi, giocano sfacciatamente di sponda coi grillini; vogliono un redde rationem tra Silvio Berlusconi e il “resto del mondo” parlamentare. E il Cavaliere, amletico ma non paziente, sembra aver deciso di nuovo per lo strappo. Ma con quali forze e quali prospettive? La rottura si produrrebbe a cavallo di due binari paralleli: il “plotone di esecuzione puntato contro di me dal Pd” e una Legge di stabilità che, come queste ore di polemiche tempestose stanno dimostrando, appare composta per lo più da “tagli insopportabili, inaccettabili dal nostro elettorato”. Questi i casus belli che balenano davanti agli occhi dei duri lealisti, finiti all’angolo ma ora nuovamente impettiti.
Al centro della strategia, tuttavia, come variabile decisiva e nient’affatto scontata, c’è l’eventuale voltafaccia di Alfano. Sarà capace di mollare i suoi seguaci, già sull’orlo della scissione parlamentare? Dicono che Berlusconi abbia messo in conto anche un (probabile) diniego del segretario, dicono che andrebbe avanti lo stesso, spericolatamente. Ieri i due avevano un appuntamento a cena (invitato anche Gianni Letta). Chissà. Il Cav. ha ritardato il suo rientro a Roma, avrebbe dovuto incontrare separatamente proprio Alfano e il suo nuovo competitor all’interno del Pdl, Raffaele Fitto. Il primo è rimasto bloccato fino in un complicato Cdm, Fitto passeggiava invece nel Transatlantico di Montecitorio con aria soddisfatta. Quanto ai peones (i falchi come le colombe), avevano una sola faccia, ieri, quella dello stupore, e si dicevano questo: “Rompiamo di nuovo? Ancora? Non è possibile…”.
di Ettore Maria Colombo